Parte oggi, con questo articolo sui mondiali d'Uruguay 1930, la rubrica "La grande storia dei mondiali".
L'idea è quella, da qui a giugno, di ripercorrere il cammino della coppa del mondo, un'edizione alla volta, con un articolo ogni 15-20 giorni circa.
Pubblicheremo ogni volta un racconto di una edizione dei mondiali, fornendo alla fine il supporto dei dati di Football.it, che vi mette a disposizione le rose di tutte le squadre, i tabellini completi di tutti gli scontri mondiali e delle classifiche già pronte per analizzare i dati.
Buon viaggio...nella storia dei mondiali!
"La grande storia dei mondiali" è a cura di Giacomo Moccetti
Nel 1929, al Congresso FIFA di Barcellona, il presidente della federazione internazionale Jules Rimet e il segretario della federazione francese Henri Delaunay annunciarono con entusiasmo la nascita della Coppa del Mondo di calcio, con cadenza stabilita ogni quattro anni in alternanza alle Olimpiadi.
Il Campionato del Mondo, che dal 1946 assunse il nome di Coppa Jules Rimet in onore del suo fautore, avrebbe conferito al vincitore una coppa in oro massiccio, realizzata dall’orafo francese Abel Lafleur, rappresentante la “vittoria alata”.
Venne inoltre stabilito che il trofeo sarebbe stato assegnato in via definitiva alla nazionale capace di trionfare tre volte.
CAMPIONATO DEL MONDO 1930
Paese Ospitante: URUGUAY
Vincitore: URUGUAY
Come paese ospitante per la prima edizione del Campionato del Mondo di calcio fu scelto l’Uruguay sia per meriti sportivi (la nazionale uruguagia si era laureata campione olimpico nel 1924 e nel 1928), sia perché nel 1930 ricorreva il centenario dell’Indipendenza dello stato uruguagio.
Per la partecipazione alla Coppa del mondo del 1930 non si disputarono partite di qualificazione e presero parte alla competizione tutte le nazionali che decisero di aderire.
A causa del lungo viaggio in nave che avrebbero dovuto affrontare, la maggior parte delle nazionali europee rinunciarono a partecipare. Caso a parte quello di Inghilterra e Scozia che si rifiutarono di aderire alla competizione in quanto si sentivano gli inventori del calcio e guardavano dunque dall’alto in basso questo genere di manifestazione.
Le partecipanti:
Gruppo A: Argentina, Cile, Francia, Messico
Gruppo B: Jugoslavia, Brasile, Bolivia
Gruppo C: Uruguay, Romania, Perù
Gruppo D: Stati Uniti, Paraguay, Belgio
La vincitrice di ogni girone otteneva l’accesso alle semifinali.
La competizione:
In seguito agli incontri dei quattro gironi si qualificarono per le semifinali Argentina, Uruguay, Jugoslavia e Stati Uniti. Fin da subito fu però chiara la superiorità delle due nazionali sudamericane che infatti ottennero l’accesso alla finale grazie a due vittorie per 6-1, la Selecciòn contro gli Stati Uniti, sorpresa del torneo, mentre la Celeste eliminò gli jugoslavi.
La finale:
Allo stadio Centenario di Montevideo, costruito per l’occasione e con una capienza di 100.000 posti, le due compagini rioplatensi si affrontarono con il coltello fra i denti. Al termine del primo tempo la squadra argentina, maggiormente fantasiosa nel gioco, si trovò in vantaggio per 2-1 grazie alle reti di Peucelle e Stabile che avevano ribaltato l’iniziale vantaggio uruguagio firmato da Dorado. Ma nella ripresa la musica cambiò e la nazionale ospitante allenata da Suppici fece prevalere la sua concretezza: in poco più di mezz’ora le reti degli attaccanti Cea, Iriarte e Castro fissarono il risultato sul 4-2 in favore dei padroni di casa.
30/07/1930, Montevideo, URUGUAY-ARGENTINA 4-2
12’ Dorado 1-0; 20’ Peucelle 1-1; 37’Stabile 1-2; 57’Cea 2-2; 68’ Iriarte 3-2; 89’ Castro 4-2.
Il cannoniere:
La classifica marcatori fu vinta dalla punta argentina Guillermo Stabile che, dotato di scatto bruciante e fiuto per il gol, realizzò otto reti nelle quattro gare che disputò. Le quattro partite giocate ai Mondiali del 1930 furono anche le uniche dove il centravanti indossò la maglia della propria nazionale.
La stella:
José Leandro Andrade, centrocampista dell’Uruguay, già presente nei trionfi della sua nazionale alle Olimpiadi del 1924 e del 1928, con la vittoria nel Mondiale del 1930 divenne il simbolo dell’Uruguay superpotenza mondiale. La sua pelle nera, all’epoca in cui il calcio era ancora uno sport a dominanza bianca, contribuì a renderlo una figura memorabile. Fu soprannominato “la meraviglia nera”.
Curiosità:
Tutti i dati, i tabellini e le statistiche del mondiali Uruguay 1930 sono disponibili su Football.it
Tags: calcio, curiosità, mondiali, storia
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